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Ciao,

sono un'insegnante di scuola dell'infanzia, mi chiamo Milena e vi scrivo perché quest'estate, insieme a mio marito, ho compiuto un viaggio in Kenia.

Dico la verità: dieci giorni prima di partire non avevo alcuna idea di dove avrei passato le vacanze.

Siamo partiti per l'Africa perché abbiamo trovato un viaggio organizzato a poco prezzo.

Non avrei mai creduto che questi 15 giorni sarebbero stati così importanti per noi.

Abbiamo conosciuto realtà molto diverse dalle nostre (anche sulla costa), abbiamo incontrato persone con le quali abbiamo instaurato un rapporto d'amicizia (le difficoltà di comunicazione spesso non hanno niente a che fare con il parlare una lingua comune), abbiamo incontrato i mitici Maasai sia a Shanzu, vicino a Mombasa, sia ad Amboseli, alle pendici del Kilimangiaro.

Ho visitato con piacere enorme il vostro sito: è bellissimo, complimenti!

Vi spedisco alcune righe (quelle dedicate ai vari incontri con i Maasai) del mio diario di viaggio.

Alcuni  incontri ( a Shanzu) sono casuali, non organizzati, con ragazzi Maasai che, abitualmente lasciano, in alcuni periodi dell'anno, le loro terre per cercare di trarre un qualche vantaggio dall'afflusso dei turisti sulla costa. Sono, per intenderci, Maasai che possono portare orologi Swatch al polso, accanto ai tradizionali bracciali di perline, ma che ci hanno colpito per il loro desiderio di conoscere, per la loro dignità. Altri incontri (in terra Maasai) sono apparentemente più veri, ma pur sempre organizzati da qualcuno (il ranger, il lodge...)

Ho pensato di inviarveli comunque.

Ciao e buon lavoro

Milena

 

23 luglio - Shanzu (18 Km da Mombasa)

"... Dopo cena decidiamo (noi quattro con Tiziana, Daniela, Fabio ed Enrico), nonostante le raccomandazioni dell’African Safari, di uscire dalla zona recintata del resort e avventurarci nel vicino Shanzu Village.

Lungo la strada non ci sono luci, per fortuna in cielo c’è la luna piena.

All’improvviso ci affiancano delle alte figure scure, con lance e sottili bastoni in mano: sono Maasai!

Si offrono di accompagnarci e, insieme a loro, ci fermiamo ad un piccolo bar  in cui, in alcuni giorni della settimana, sono soliti danzare.

Vicino a me e Daniela è seduto un giovane Masai di ventidue anni: un mantello rosso gli avvolge l’alto e magro corpo. Al collo e alle braccia porta numerosi e bellissimi ornamenti in perline colorate; i suoi capelli sono intrecciati in una elaborata acconciatura.

Il Masai è di Amboseli, con orgoglio ci dice di aver frequentato la scuola per otto anni, si esprime in lingua maasai, in swaili, in inglese. Alcuni dei suoi compagni hanno il lobo dell’orecchio forato.

I giovani masai  fanno con noi un pezzo di strada del ritorno, ci spiegano che in lingua masai la luna si chiama “allapa” (o qualcosa di simile), ci chiedono come si dice in italiano “look the moon”, quindi ripetono divertiti: guarda la luna, guarda la luna…

Ci salutiamo ad un bivio, promettendo loro di tornare una sera ad assistere alla loro danza, e le figure scure spariscono nella notte..."

 

26 luglio - Riserva naturale Kimana (ai piedi del Kilimangiaro, ai confini con la Tanzania)

"...Dopo la colazione passeggiata a piedi, sotto la guida di ranger Maasai. I Masai sono 2: sono molto eleganti nelle loro divise verdi. La loro origine è resa evidente dal marchio a fuoco sulle guance, dai bracciali di perline, dall’immancabile bastone sottile e dalla tipica lancia. Il ranger spiega che il marchio sulle guance viene praticato ai bambini all’età di due anni; avrebbe la prerogativa di preservare la vista acutissima dei Maasai. Spiega anche che, dopo i quattro anni, vengono estratti ai bambini i denti incisivi inferiori: si forma in questo modo uno spazio che viene a poco a poco in parte occupato dallo spostamento dei denti vicini, che provoca, conseguentemente, un profilo più fine ed affusolato. Lo spazio fra i denti ha anche un altro scopo: permette di aiutare i malati e gli anziani a nutrirsi, inserendo cannucce per aspirare cibo liquido.

Il ranger riesce a leggere, in una spianata per noi senza alcun interesse, tracce preziose e indicazioni sulla presenza dei vari animali.

Ci insegna a distinguere le impronte, la cacca degli animali, ci indica un uccello che sta covando proprio sul sentiero, per noi pressoché invisibile, individua in un grosso cespuglio sotto un’acacia, un bufalo enorme che ci osserva attentamente (il ranger ci mette in guardia: il bufalo è uno degli animali più pericolosi e aggressivi).

Poi, su nostra richiesta, ci accompagna ad un vicino villaggio Masai.

Questa è terra Masai e i villaggi sono sparsi un po’ dappertutto qui intorno.

Il villaggio tipico è costituito da 8/10 capanne che circondano un recinto grande per le mucche e altri due o tre piccoli per le capre. Il villaggio è protetto tutto intorno da sterpi e cespugli spinosi.

Mentre ci avviciniamo notiamo un grande trambusto all’interno: le donne Masai si sono accorte del nostro arrivo e stanno preparandosi ad accoglierci.

Una quindicina di donne più o meno giovani, col capo rasato, avvolte in mantelli coloratissimi, insieme ad una decina di bimbi, con il viso segnato dalla fresca cicatrice del marchio infuocato, improvvisano un canto e una danza di benvenuto; ad un loro invito mi unisco a loro: si divertono molto a farmi ripetere le loro parole.

Ci fanno visitare poi le loro casupole: sono basse e poco spaziose. All’interno l’oscurità è appena attenuata da una piccolissima apertura che serve da finestra e  da camino; si distingue appena lo spazio angusto destinato al padre e ai figli, il focolare e, più appartata, la “stanza” per la madre.

La capanna viene costruita dalle donne del villaggio con fascine di sterpi, fango e cacca di mucca.

Le donne provvedono ai figli e alle necessità del villaggio, mentre gli uomini si occupano del bestiame e accompagnano al pascolo gli animali.

Le donne Masai ci mostrano oggetti e ornamenti in perline, appositamente stesi su fili per gli eventuali visitatori (sono abituati ai turisti!).

Salutiamo e continuiamo la nostra passeggiata: poco dopo il ranger ci mostra, fra i rami di un cespuglio, una piccola gazzella appena nata (ha ancora il cordone ombelicale attaccato!) che, spaventata, traballa incerta sulle esili zampe...."

 

1 agosto - Strada Tsavo-Amboseli

"...Verso le 7 ci fermiamo per la colazione: siamo allo Tsavo e fa molto freddo.

Comincia poi la strada  sterrata, con polvere e buche a non finire; ma il paesaggio è davvero suggestivo: in uno scenario dominato dal colore rosso della terra, si innalzano baobab maestosi e bellissimi.

Ed ecco il popolo Maasai: figure snelle ed eleganti avvolte nei tradizionali mantelli rossi, con in mano il tipico bastone o la lancia … eccoli portare al pascolo mandrie di mucche e zebù, e poi donne che portano sulla testa rasata contenitori con acqua, e bambine e bambine che salutano…

La strada inizia a salire e ci avviciniamo al confine della Tanzania, ai piedi del Kilimangiaro.

Fa sempre freddo, ogni tanto pioviggina e le nuvole impediscono la vista della cima leggendaria; il paesaggio è cambiato: l’immensa savana si stende davanti ai nostri occhi, interrotta dalle macchie più scure delle acacie spinose..."

 

3 agosto - Shanzu

"... Dopo cena, abbiamo un’altra promessa da mantenere: assistere alla danza Masai allo Shanzu Village (bar Sonia).

Ritroviamo il gruppo di Maasai che avevamo incontrato nella nostra prima uscita serale, chissà se si ricorderanno di noi!

Inizia la danza: è una vera, suggestiva e inquietante danza rituale Masai, fatta di incitamenti, gare di salto, dimostrazione di aggressività…. Un Maasai altissimo invita me, Daniela e Eleonora a ballare insieme a loro. Vorrei declinare l’invito, ma non posso sottrarmi alla morsa della sua mano intorno al mio polso ed eccomi qui, a cercare invano di trovare un ritmo da seguire in questi movimenti e urla primordiali.

Alla fine i Maasai si avvicinano al tavolo e ci offrono la consueta merce: braccialetti e collane di perline.

Con una certa timidezza si avvicina a noi il ragazzo Maasai che ci aveva insegnato il nome della luna nella sua lingua.

“No, allapa, stasera” gli dico e lui “ Guarda la luna, guarda la luna!”

Kwaheri, arrivederci!..."

Milena

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