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L'uomo della boscaglia

Esiste un supremo creatore che dispensa fortune e sventure ed una divinità minore che porta solo guai per gli uomini. Fino a non molto tempo fa si credeva (e ancora oggi molti sono restii a cambiare idea) che la divinità suprema venisse identificata dai boscimani con la mantide. E’ in realtà solo un caso che i nomi utilizzati per indicare il sommo dio e il verde insetto si pronuncino in maniera identica: non esiste alcun rito o rappresentazione visiva che rechi tracce significative di devozione nei confronti della mantide. Anzi, l’aspetto che spesso si associa a Ka’aggen (questo il nome dell’essere supremo) è quello di un enorme corvo nero con la testa piatta e artigli sulle ali. Per i boscimani ogni animale è stato precedentemente un uomo: anche per questo non si uccide mai più selvaggina del necessario. E proprio gli animali sono il centro della vita boscimane: sono la carne che li tiene in vita, sono i protagonisti delle leggende, gli argomenti su cui si discute per ore.

Una leggenda boscimane racconta che all’inizio lo struzzo era il solo essere vivente a possedere il fuoco. Gli uomini dovevano scaldarsi con pelli animali e cucinare carne cruda. Ma un giorno una coppia di boscimani vide una strana luce sotto un’ala di uno struzzo e, intuendo che poteva trattarsi di qualcosa di importante, lo distrassero e gli rubarono il fuoco. Da allora gli umani sono gli unici in grado di accendere il fuoco e lo struzzo, ancora sgomento e arrabbiatissimo per l’affronto subito, non usa più le ali. Ecco perché, pur essendo un uccello, non vola.

I Boscimani ritengono che la notte non sia freddo solo per loro, ma anche per il Sole, descritto come un vecchio dormiglione che vive solitario in una capanna isolata. Così, per proteggersi dal freddo, si tira addosso la sua coperta per stare caldo, ma la coperta è vecchia quanto lui ed è piena di buchi. È per questo che l'oscurità della notte è rotta dalla luce che filtra attraverso i buchi della coperta, le stelle. Una stella cadente annuncia ai suoi cari la sua dipartita da mondo dei vivi.
 

PREGHIERA DEL CACCIATORE A NONNA CANOPO (stella)

Dammi il tuo cuore che hai in abbondanza
e tu prendi il mio che è terribilmente vuoto,
che anch'io possa essere colmo come te.

Perché ho fame, ma tu sembri essere pienamente soddisfatta,
tu che sei tanto piccola.

Perché ho fame, dammi il tuo stomaco che è sazio
e prendi il mio, che possa anche tu
provare la fame.

Dammi il tuo braccio, che il mio sbaglia mira,
e colpisci per me la preda.


Secondo i Boscimani, la Luna piena è così perché le è cresciuto un grosso stomaco. Allora illumina la terra, mentre la gente dorme. Quando però il Sole esce all'alba, è così pieno di invidia che la colpisce con i suoi raggi, che sono coltelli affilati. Così ogni mattina taglia via piccoli pezzi dal suo corpo, finché non ne rimane una sottilissima striscia, la spina dorsale. Da quel piccolo osso la Luna comincia di nuovo a riacquistare la sua vecchia forma: prima è una Luna crescente e poi una mezza Luna e comincia a diffondere una bella luce finché ritornata alla sua pienezza originaria la sua luminosità sconfigge la notte. Allora il Sole, geloso, l'aggredisce di nuovo e ricomincia il ciclo

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