"Il giorno che moriremo una lieve brezza cancellerà le nostre impronte
sulla sabbia. Quando calerà, il vento chi dirà nell'eternità che una volta
camminammo qui, all'alba del tempo?" poesia boscimana
Gli uomini del bush
(boscaglia).
Questo significa “bosjemans”, il vocabolo boero che da tre secoli si
utilizza per indicare i San, probabilmente il gruppo etnico più antico
dell’Africa australe. Una volta erano i padroni, si fa per dire, delle
terre che spaziavano dal Capo di Buona Speranza (dove l’oceano atlantico e
l’indiano mischiano le proprie acque all’ombra della Table Mountain) fino
ai territori dell’Angola e della Rhodesia. Oggi i più autentici tra i
discendenti di quegli uomini vivono nelle lande arse del Kalahari
namibiano e del Botswana. Ma hanno conservato la loro caratteristica più
importante: non allevano animali e non coltivano la terra. Erano
cacciatori-raccoglitori e anche adesso gli uomini cacciano e le donne
raccolgono. Per questo motivo, durante l’occupazione coloniale dell’Africa
meridionale, sono stati considerati un inutile intralcio: non avevano
terreni che da razziare né animali che si potessero rubare. I Boscimani
sono un popolo nomade. Essi quando nel deserto trovano un albero carico di
frutti smettono per un po’ di tempo il loro vagabondaggio e costruiscono
delle capanne provvisorie nella steppa sabbiosa. Si dividono in gruppi di
trenta o quaranta persone. Gli uomini sono magri e le donne sono grasse
con delle sopracciglia folte, occhi a mandorla, zigomi alti e grandi seni,
colorito bruno, quasi sempre completamente nude salvo dei perizomi di
pelle morbida. Le donne raccolgono ben 105 specie di piante e, quando
capita, anche serpenti commestibili, insetti, bruchi, uova di uccelli e
soprattutto di struzzo, miele, di cui i Boscimani ne sono ghiotti,
tartarughe, piccoli roditori. Di ogni pianta conoscono il valore
nutritivo, le proprietà medicinali, la possibile utilizzazione come
veleno, come cosmetico. Delle prede abbattute i Boscimani non sprecano
assolutamente nulla: dalle parti commestibili fino ad arrivare alle pelli,
la vescica (è usata come contenitore), l’intestino (è usato come corda),
le ossa trovano vari impieghi. Non si spreca nulla neanche nel regno della
natura: un cacciatore non ammazza più del necessario, neppure se si trova
di fronte a un intero branco di animali. Le donne non raccolgono mai le
piante fino al loro esaurimento, per non compromettere il futuro raccolto.
Oggi i Boscimani sono dei profughi, degli sradicati, resti di un popolo
messe alle strette ma che una volta occupava vaste zone dell'Africa e
tutto il sud.
Le loro stupende pitture sono state scoperte in Tanzania, in Etiopia, in
Uganda, e nel Sudan meridionale, insieme ad alcuni dei loro manufatti,
quali per esempio le sfere di pietra forata ancora in uso per appesantire
le zappe. E da un capo all’altro dell’Africa meridionale altre pitture su
roccia, nomi di località che derivano dai loro dialetti e i particolari
resti fossili dei loro scheletri. Successivamente si incrociarono con
popolazioni Bantu dalla cultura più avanzata che praticavano l'agricoltura
e l'allevamento del bestiame e furono conosciuti con il nome di
Ottentotti.