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l'uomo della boscaglia

I Boscimani amano l’arte, e in particolare la musica, il canto e la danza. Il loro principale strumento musicale è una specie di arco che tengono premuto contro la bocca, adoperano anche una specie di lira a quattro corde. Danzano spesso sia per piacere personale o sia per piacere. La cosa più triste è che i Boscimani hanno completamente abbandonato le loro forme d’arte maggiormente sviluppate e più caratteristiche, la pittura e l’incisione. Le opere sono piene di colori, naturalistiche e raffinate. Molti dipinti mostrano razzie di bestiame, danze, scene magiche o mitologiche rappresentanti figure umane con volti animali. I pittori Boscimani non esistono più; eppure, il loro popolo, ostinatamente, sopravvive. Ancora oggi in molte comunità boscimani le famiglie si raccolgono intorno al fuoco di notte: le donne forniscono con mani e piedi la base ritmica delle danze mentre giri vorticosi su se stessi, sempre più veloci e incontrollati, sono il segno che qualcuno sta cadendo in trance: una pratica comune a molte etnie africane, cui si attribuisce un valore sociale rilevante e fondamentale per sanare i contrasti interni al gruppo. Se la caccia è stata fruttuosa ci sarà una festa sotto gli alberi, magari con arrosto di porcospino e di bruchi. Tutti vi partecipano mangiando ogni parte degli animali catturati, eccetto i bambini inferiori ai tre anni che succhiano ancora il latte materno.

Il Boscimano ama e odia intensamente. E'molto leale e molto vendicativo. Per tutta la sua vita rimane come un bimbo, poco incline al lavoro, amante del gioco, della danza, del canto, della pittura ..., ma soprattutto ama ascoltare e narrare storie.

(Dorothea F. Bleek, 1923).

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